Se c’è un alimento che rappresenta l’essenza della Corea del Sud, è senza dubbio il kimchi. Questa specialità fermentata è presente in ogni pasto coreano, servita come contorno, ingrediente principale o base per numerose ricette.
Con il suo sapore complesso, che varia dal piccante all’acidulo, e le sue proprietà benefiche per la salute, il kimchi è molto più di un semplice piatto: è una tradizione culturale radicata da secoli.
L’incredibile varietà del kimchi e la sua versatilità in cucina lo rendono un alimento imprescindibile nella cultura gastronomica coreana.
Assaggiarlo in Corea del Sud, nelle sue diverse forme e preparazioni, è un’esperienza culinaria unica, capace di trasportare chiunque nella storia e nelle tradizioni di un popolo che ha saputo trasformare una semplice verdura fermentata in un simbolo di identità nazionale.
Le origini del kimchi
Il kimchi ha una storia che risale a oltre duemila anni fa, quando i coreani iniziarono a fermentare le verdure per conservarle durante i lunghi e rigidi inverni.
In origine era un qualcosa di più semplice: verdure in salamoia, senza spezie o condimenti particolari. Solo nel XVII secolo, con l’introduzione del peperoncino proveniente dalle Americhe, la ricetta assunse il suo caratteristico colore rosso e il sapore piccante.
Con il passare dei secoli, il kimchi si è evoluto e ha assunto un ruolo centrale nella cucina coreana. Oggi esistono centinaia di varianti, ognuna con caratteristiche diverse a seconda della regione e della stagione. La sua preparazione è considerata un’arte e molte famiglie tramandano ricette segrete di generazione in generazione.
Il kimchi è piccante?
Il kimchi è noto per il suo sapore intenso e complesso, ma è sempre piccante? La risposta dipende dalla varietà e dagli ingredienti utilizzati.
Molti tipi di kimchi vengono preparati conpeperoncino rosso in polvere (gochugaru). Questo è quell’ingrediente segreto che conferisce il caratteristico colore rosso vibrante e un livello di piccantezza variabile (quasi mai troppo spiccato). Tuttavia, esistono versioni più delicate di kimchi, come il kimchi bianco, che non contiene peperoncino ed è adatto a chi preferisce sapori più dolci e freschi.
La sua piccantezza può anche variare in base alla fermentazione: con il tempo, il sapore si intensifica e può risultare più pungente. In definitiva, il kimchi è generalmente leggermente o mediamente piccante, ma non è un requisito indispensabile!
Come si mangia il kimchi?
Il kimchi è onnipresente nella dieta coreana. Ogni pasto tradizionale ne prevede una piccola porzione, servita come banchan, ovvero un contorno che accompagna riso, carne, pesce o zuppe. Tuttavia non parliamo solo di un accompagnamento: è anche un ingrediente fondamentale di molte ricette tradizionali, capaci di esaltarne il gusto e le proprietà.
Uno dei piatti più amati è il kimchi jjigae, una zuppa densa e saporita a base di kimchi fermentato, carne di maiale, tofu e cipollotti, perfetta per riscaldarsi nei mesi invernali. Grazie alla lunga cottura, il kimchi rilascia tutto il suo sapore e si amalgama con gli altri ingredienti, creando un brodo dal gusto intenso e leggermente acidulo.
Un altro piatto molto diffuso è il kimchi bokkeumbap, un riso saltato con kimchi, spesso arricchito con pancetta o tonno e servito con un uovo fritto sopra. Il sapore deciso del kimchi si sposa perfettamente con la delicatezza del riso, creando un piatto equilibrato e ricco di umami.
Il kimchi jeon, invece, è una frittella croccante preparata con kimchi tritato e pastella. Servita calda, con salsa di soia o aceto di riso, è uno snack perfetto per accompagnare il soju, il famoso liquore coreano.
Inoltre, il kimchi viene spesso utilizzato in piatti più moderni e fusion, come hamburger, tacos e persino pizze, dove il suo gusto unico aggiunge una nota di contrasto saporita e leggermente piccante. Alcuni ristoranti gourmet hanno iniziato a inserirlo i in piatti raffinati, combinandolo con ingredienti inaspettati come foie gras, pesce crudo o formaggi stagionati.
Anche nei ramen e negli udon, piatti di origine giapponese molto popolari in Corea, il kimchi viene spesso aggiunto per intensificare il sapore del brodo. È possibile trovarlo anche nei gimbap, la versione coreana del sushi, dove viene arrotolato con riso, alghe e altri ingredienti.
La sua versatilità lo rende un alimento unico, capace di trasformare un piatto semplice in una vera e propria esperienza gustativa.
Le principali tipologie di kimchi
Esistono oltre 200 varietà di kimchi, ognuna con ingredienti, metodi di preparazione e livelli di fermentazione diversi. Alcune tipologie sono consumate tutto l’anno, mentre altre sono stagionali e legate a specifiche regioni della Corea.
Il baechu kimchi è senza dubbio il più conosciuto e diffuso. Preparato con foglie di cavolo Napa fermentate con peperoncino in polvere, aglio, zenzero, polpa di pera, salsa di pesce o gamberetti fermentati, ha un sapore deciso e piccante, con note leggermente acidule che si sviluppano con la fermentazione.
È la variante che si trova più comunemente nei ristoranti coreani e nelle case di ogni famiglia, può essere consumata dopo una fermentazione breve o molto lunga.

Il kkakdugi è una versione a base di ravanelli tagliati a cubetti e conditi con una miscela di condimenti simile a quella del baechu kimchi. Ha una consistenza più, perfetto per accompagnare zuppe e piatti di carne.
Il oi sobagi è un kimchi estivo a base di cetrioli ripieni di spezie e verdure tritate. A differenza del baechu kimchi, viene consumato dopo una brevissima fermentazione, mantenendo una freschezza e una croccantezza ideali per i mesi caldi.

Il dongchimi è una versione più delicata e invernale, preparata con ravanelli immersi in una salamoia chiara e leggermente dolce. A differenza di altre tipologie, non è piccante ed è spesso servito con naengmyeon, i tipici noodles freddi coreani.

Il gat kimchi, invece, è preparato con foglie di senape, che conferiscono un sapore leggermente amaro e molto aromatico. È particolarmente popolare nelle regioni meridionali della Corea.
Alcune varianti regionali presentano ingredienti unici. Ad esempio, nella provincia di Jeolla si utilizzano frutti di mare fermentati per dare un sapore più ricco e umami al kimchi, mentre nella provincia di Gangwon, a nord, si tende a usare meno peperoncino per ottenere una versione più delicata.
In alcune zone costiere, si prepara il haemul kimchi, che include frutti di mare come ostriche o gamberi fermentati insieme al cavolo. Questa variante ha un gusto più complesso e un profumo intenso, molto apprezzato dagli amanti della cucina tradizionale coreana.
Il kimchi non è solo una questione di sapore, ma anche di tradizione, cultura e territorio. Ogni variante racconta una storia legata alla regione in cui è prodotta, agli ingredienti disponibili e ai metodi di conservazione tramandati nei secoli.
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Il kimchi nel barbeque coreano
Nel barbecue coreano, il kimchi è un elemento essenziale che accompagna e bilancia i sapori ricchi della carne grigliata. Solitamente viene servito come banchan, insieme ad altri piccoli piatti, per aggiungere contrasto e freschezza al pasto.
Il tipo di kimchi più comune in un BBQ coreano è il baechu kimchi (kimchi di cavolo napa) e viene spesso usato quello più fresco e leggero (solo brevemente fermentato), per aiutare a tagliare il grasso delle carni come il samgyeopsal (pancetta di maiale) o il bulgogi (manzo marinato).

Spesso il kimchi viene anche grigliato direttamente sulla piastra accanto alla carne, il che ne esalta il gusto con una leggera caramellizzazione e un sapore più profondo. Oltre al classico kimchi di cavolo, si possono trovare varianti come il kkakdugi (kimchi di ravanello a cubetti), dal croccante e leggermente dolce, o il pa kimchi (kimchi di cipollotti), dal sapore più erbaceo e pungente.
Indipendentemente dal tipo, il kimchi è un complemento indispensabile nel barbecue coreano, aggiungendo complessità al pasto e rendendolo un’esperienza gastronomica ancora più appagante.
Il kimchi nelle zuppe e negli stufati coreani
Nelle zuppe e negli stufati coreani il kimchi gioca un ruolo fondamentale, donando profondità di sapore e un caratteristico equilibrio tra acidità e piccantezza. Il tipo di kimchi più utilizzato in queste preparazioni è il baechu kimchi vecchio, ovvero il kimchi di cavolo napa ben fermentato, che acquisisce un sapore più intenso e decisamente acidulo.

Questa “versione” invecchiata è perfetto per piatti come il kimchi jjigae, dove viene stufato con pancetta di maiale, tofu e brodo per creare una zuppa ricca e saporita.
Anche il kimchi sujebi (zuppa di pasta strappata a mano) e il kimchi guk (zuppa leggera di kimchi) sfruttano la complessità aromatica del kimchi fermentato.
Oltre al baechu kimchi, il kkakdugi (kimchi di ravanello a cubetti) può essere usato per aggiungere una nota croccante agli stufati, mentre il yeolmu kimchi (kimchi di foglie di ravanello giovane) è spesso impiegato nelle zuppe più leggere, soprattutto in estate. La fermentazione del kimchi non solo arricchisce il sapore delle zuppe, ma aiuta anche a creare un brodo più denso e saporito, rendendo ogni piatto ancora più confortante e delizioso.
Come preparare il kimchi a casa: ricetta semplice
Preparare il kimchi in casa è un’esperienza unica che permette di assaporare il vero gusto della tradizione coreana. Anche se esistono molte varianti, una delle ricette più semplici e diffuse è quella del baechu kimchi, a base di cavolo Napa.
Per realizzarlo sono necessari pochi ingredienti, ma il segreto sta nella fermentazione, che ne sviluppa il sapore intenso e complesso.
Per iniziare, prendete un cavolo Napa e dividilo in quarti, cospargendo le foglie con abbondante sale grosso. Lasciatelo riposare per circa 2-3 ore, girandolo ogni 30 minuti, fino a quando le foglie diventano morbide. Sciacquatelo bene sotto l’acqua corrente per eliminare il sale in eccesso e scolatelo completamente. Nel frattempo, preparate la pasta di condimento mescolando farina di riso glutinoso (circa 2 cucchiai) con una tazza d’acqua e porta a ebollizione fino a ottenere una crema densa.
Una volta raffreddata, aggiungete peperoncino in polvere coreano (gochugaru), aglio tritato, zenzero grattugiato, salsa di pesce (o salsa di soia per una versione vegetariana), zucchero e cipollotti tagliati a pezzetti. Potete arricchire il condimento con carote e ravanelli tagliati a julienne per una consistenza più croccante.
Spalmate la pasta di condimento su ogni foglia di cavolo, assicurandovi che sia ben distribuita. Arrotolate ogni quarto di cavolo su sé stesso e sistemalo in un contenitore ermetico, premendo leggermente per eliminare l’aria.
Lasciate fermentare il kimchi a temperatura ambiente per 1-2 giorni, poi trasferitelo in frigorifero per rallentare il processo di fermentazione. Dopo circa una settimana sarà pronto da gustare, ma il sapore continuerà a evolversi con il tempo.
Preparare il kimchi in casa non solo permette di sperimentare con gli ingredienti, ma anche di assaporare il piacere della fermentazione, un processo naturale che esalta i sapori e rende questo alimento così unico e benefico per la salute.
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